non perdonerò bassa

Addio a Ida Marcheria, ci lascia a 82 anni la protagonista di “Non perdonerò mai”

Siamo addolorati nell’apprendere che ieri si è spenta Ida Marcheria, 82 anni, una delle ultime sopravvissute al lager di Birkenau/Auschwitz. Oggi si svolgono i funerali a Roma.
Ebrea, famiglia originaria dell’isola di Corfù, era nata a Trieste il 13 agosto del 1929. Nel novembre del 1943 fu catturata dai tedeschi e deportata ad Auschwitz da dove fu liberata dai sovietici nel 1945. Trasferitasi dopo la guerra a Roma, era diventata una testimone della Shoah e della terribile esperienza nel campo di sterminio. Più volte invitata a ricordare per il Giorno della Memoria, aveva a Roma una famosa cioccolateria in via Santa Maria Goretti, nel quartiere Africano.
La sua storia è raccontata nel volume di Antonella Tiburzi e Aldo Pavia “Non perdonerò mai” nella nostra collana Memoria.
Pubblichiamo un estratto del libro per ricordare Ida in questo momento.

“Solo in quei giorni mi resi conto che per tutto il lungo periodo del lager ero stata confusa, stordita. Capii che non ero stata più un essere umano. Che eravamo vissute in un altro mondo, lontano, assolutamente fuori dal mondo degli uomini. Un mondo fuori dal mondo. Non sarei mai voluta tornarci. Poi alcuni superstiti, e tra questi Shlomo Venezia, che abita a Roma e con il quale mi incontro continuamente, e il sindaco della mia città mi hanno convinto a fare con loro un viaggio-studio al quale avrebbero partecipato numerosi studenti e professori. Sono tornata ma, devo dire la verità, soprattutto per ricordare i miei, per portare alcuni sassi sulla Judenrampe! Perché sentissero che io sono sempre, in ogni momento della mia vita, il giorno come la notte, nel dolore e nella felicità, con loro. Durante la visita del campo, ci portarono in una delle poche baracche ancora esistenti. Mi chiesero se era la mia. No, non era la mia. La mia me la ricordo bene: aveva tre scalini. Qualcuno si meravigliò della mia memoria. Non potevo non ricordarmene: un giorno ero ammalata, avevo una febbre fortissima, non mi potevo proprio alzare. Ma ciò non era permesso, non doveva accadere. La blockova, più che arrabbiata, infuriata, mi fece alzare e mi buttò fuori, facendomi rotolare per i tre scalini.
Qualcuno oggi ci offre – ma a volte si tratta solo di parole o di ben poco di più – risarcimenti. E ci chiede di presentare domanda, di produrre documenti, di dimostrare la veridicità delle nostre affermazioni, delle nostre tragedie. Io non ho presentato domande, non ne presenterò mai.
Oggi lo Stato ci chiede di dimostrare che gli ebrei, almeno una persecuzione l’hanno subita. E le leggi razziste cosa erano, non le conoscono?! E chi le ha emanate?! Certo, oggi per i discendenti di quel pavido re che le firmò, sono “poca cosa”. Lo vengano a dire a me, a noi! Ma poi, quale può essere e quanto il mio risarcimento? Tutto ciò che era nostro, rubato. I miei genitori, i miei nonni, i miei fratelli, cugini, zii. Tutti sono andati in fumo. E quanto e quale potrebbe essere il risarcimento per la mia adolescenza rubata, per le mie sofferenze. Per la mia salute minata, per le mie notti insonni, per il furto dei miei sogni, per il regalo dei miei laceranti incubi.
Perché ogni notte io torno a Birkenau.
C’è anche chi afferma che è giunto il momento di perdonare.
Io non posso perdonare.
Non perdonerò mai”.

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